YAKUZA, IL LATO OSCURO DEL GIAPPONE

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Famosi nei media, dai manga (Tight-rope, Yakuza goes house-man) ai videogiochi (il noto Yakuza), i membri della criminalità organizzata giapponese, hanno da sempre riscosso successo tra il pubblico.

Figure losche con abiti eleganti, tatuaggi vistosi coperti da camicie di seta, e mani con mignoli mozzati che passano bigliettini da visita, sono le immagini che ci vengono in mente pensando a quella grande macchina che è l’ogranizzazione mafiosa del Giappone.

Ma dove nasce la Yakuza, e qual è la sua storia?

Secondo le fonti provenienti dagli scritti del Sol Levane, le prime testimonianze della Yakuza sono risalenti al XVI secolo, sebbene le organizzazioni contemporanee, fanno risalire le loro origini alla seconda metà del periodo Edo, che va dal 1603 al 1868. In particolare gli antenati della Yakuza erano di due tipi: Tekiya (venditore ambulante) ricettatori di merci illecite e rubate, Bakuto (giocatore) organizzatori di giochi d’azzardo.

Questi soggetti, col tempo, iniziarono a riunirsi in veri e propri gruppi, ai quali l’Impero affidò degli incarichi di controllo sul commercio. I clan, infatti, si occupavano della promozione e protezione delle attività durante i mercati in occasione di festività Shintoiste.

In questo periodo si assiste alla formazione del nome Yakuza, che deriverebbe dall’unione di tre parole: ya(“otto”), ku (“nove”) e sa (“tre”) che venivano urlate quando si sbancava a una sorta di blackjack d’epoca feudale con le carte Hanafuda. Dato che chi abitava vicino a una bisca sentiva ripetere spesso quella cantilena, quel termine prima identificò chi giocava d’azzardo poi, col tempo, l’organizzazione.

Tra il 1735 e il 1749, si assiste al formale riconoschimento di queste gang. Duri scontri tra differenti gruppi di Tekiya, costrinsero l’Impero ad imporre una gerarchia nei Clan e la presenza di una figura dominante in capo, lo “Oyabun”(Genitore Affidatario), il moderno Boss.

 

Essi erano l’anello di congiunzione tra l’illegalità dei Tekiya e la legalità dell’Impero. L’Oyabun, aveva il diritto di possedere la spada, sino ad allora privilegio consentito solo ai Samurai, ma anche il dovere di imporre ordine nel proprio clan. Ogni attività che nuoceva la tranquillità del regno, infatti, vedeva la responsabilità delle azioni dei membri ricadere direttamente sugli Oyabun, “sanzionabili” dall’Imperatore.

La svolta decisiva della Yakuza, si denota durante la Seconda Guerra Mondiale, che spinge l’Impero Nipponico ad avvalersi dei Clan per mantenere l’ordine pubblico nelle prefetture. Ciò, ovviamente, non avvenne senza un ritorno economico dell’organizzazzione, alla quale furono concessi appalti pubblici lucrosi che le consentirono in breve tempo di rinascere ed estendere le proprie grinfie su altri business. La Yakuza, iniziò ad accedere nella politica giapponese, sostenendo partiti e funzionari del Governo, in cambio di favori o concessioni nel settore industriale.

Il potere raggiunto fu così esteso da indurre il Paese ad adoperare misure drastiche, con l’arresto di 50.000 affiliati (la grande purga del 1995)

Questa reazione si dimostrò un’arma a doppio taglio. Molti membri, infatti, furono incarcerati, ma altri sostenitori, abbandonarono i clan più piccoli per aggregarsi in organizzazioni sempre più estese. In breve tempo clan come Yamaguchi-gumi e Sumiyoshi-kai, divennero talmente potenti da diventare parte integrante del Giappone.

Nel prossimo articolo: “Il lavoro della Yakuza”


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