Shinto

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Ciao a tutti amici di Radio Nihonara!

Un paio di giorni fa abbiamo parlato dell’importante festa di Kannamesai appartenente allo Shintō; in molti mi avete chiesto di cosa si tratta nello specifico, e oggi siamo qui per capirlo insieme!

 

Prima di iniziare, credo sia doveroso ricordare che lo Shintō non è propriamente una “religione”, bensì, sarebbe più corretto dire, una “via”. Poiché non è una religione, esso non ha alcun fondatore; è privo di qualsiasi testo sacro o catechismo; è inoltre privo di santi e martiri; non proclama profezie o speranze per il futuro, ma crede nella sopravvivenza del fedele nell’aldilà e ad essi non è richiesta alcuna professione di fede.

Lo Shintō è un culto autoctono del Giappone, e fin dalla sua nascita ha ispirato il modo di vivere dei giapponesi nelle innumerevoli vicende della loro storia. Basato su racconti popolari, si crede abbia addirittura influenzato la nascita della nazione stessa.

Il termine Shintō è di derivazione cinese (shendao); probabilmente questo termine fu introdotto in Giappone intorno al VI secolo quando divenne doverosa una distinzione tra la religione buddhista, di recente importazione dalla Corea, e quella nativa dell’arcipelago.

La parola è formata da due ideogrammi, uno per indicare la “divinità” ( Shin, in giapponese Kami) e l’altro per “via” ( o , in giapponese Michi).

La principale contrapposizione tra lo shintō e il buddhismo, è che il primo è stato creato con lo scopo di proteggere le comunità e i vari villaggi, mentre il secondo si basa principalmente sulla rassicurazione del fedele riguardo a temi profondi e complessi come la vita dopo la morte.

Inoltre, nello shintō, non vi è distinzione tra divinità e creato; tutti, a modo proprio, possiedono in sé la natura creatrice; con il termine Buddismo si indica, invece, più in generale l'insieme di tradizioni, pensiero, pratiche e tecniche spirituali nate dalle differenti interpretazioni delle numerose dottrine che si sono evolute nel corso dei secoli.

Ad oggi in Giappone coesistono diversi tipi di shintō.

  • Il primo tra tutti è lo shintō della famiglia imperiale, termine con cui ci si riferisce in modo generico ai riti eseguiti dall’imperatore.
  • Poi c’è lo shintō dei santuari, che si riferisce sia alla fede riposta nei kami che ai numerosi riti svolti dalle famiglie nei vari santuari disseminati in tutto il paese.
  • A seguire, lo shintō popolare o shintō privato.
  • Infine, vi è lo shintō delle sette.

Con questo termine ci si riferisce ai tredici gruppi religiosi che nel XIX secolo sono nati all’interno della tradizione shintō.

È però importante ricordare che, nella vita concreta delle persone, queste suddivisioni del culto non sono così nette e precise ma piuttosto mischiate e confuse, espressioni varie di un unico sistema religioso: lo Shintō.

Origini del culto

Nella mitologia giapponese si racconta che in origine discese dal cielo una coppia divina composta da Izanagi e Izanami, che creò e fece prosperare le isole del Giappone.

Nel Kojiki (Memorie degli eventi antichi), si narra che il primo gesto di Izanagi ed Izanami fu quello di far sorgere le terre mediante una lancia chiamata Ame-Nu-Hoko.

Il fango, colando dalla lama, cadde in acqua e diede origine alla prima isola: Onogoro- Shima (l'isola che si formò da sola).

In seguito, gli dei fecero nascere altri 35 esseri sacri.

La nascita dell'ultimo dio, quello del fuoco, costò la vita ad Izanami che dovette raggiungere il paese dei morti, Yomo-Tsu-Kuni. La dea, nutrendosi di cibo infernale, si trasformò in demone.

Izanagi, deciso a riportare la sua compagna nel mondo dei vivi, scese in quello dei morti; fu in quel momento che Izanami pose la condizione di non essere vista in volto fino al raggiungimento della Terra. Infrangendo il voto, Izanagi ne vide l'aspetto terrificante e la dea, sentendosi coperta di vergogna, si adirò con lo sposo inseguendolo decisa ad ucciderlo gridandogli che avrebbe preso la vita di 1000 umani per ogni giorno di lontananza. Allora Izanagi, furente, le rispose che lui avrebbe dato la vita a 1500 umani per ogni giorno. Fu così che la morte entrò nel mondo.

Il Kojiki prosegue con la leggenda di come Amaterasu conceda il paese alla propria discendenza, intrecciando così l’esistenza della Famiglia imperiale alla volontà della dea.

 

I Kami

In Giappone, la sfera divina è denominata kami, il cui termine significa “ciò che è in alto” o “ciò che è superiore”.

Sebbene “divinità” sia l'interpretazione più ricorrente per il termine kami, alcuni studiosi shintō sostengono che tale traduzione possa causare un fraintendimento del termine; ad esempio, in alcune circostanze, come per Izanagi e Izanami, i kami sono identificati come vere e proprie divinità, simili agli dèi dell'antica Grecia o dell'antica Roma; in altri casi invece, vengono intesi come le forze della natura, gli oggetti naturali o gli spiriti che dimorano negli alberi e sarebbe perciò più corretto denominarli numi.

I kami non sono separati dalla natura, ma appartengono ad essa, possiedono caratteristiche positive e negative, buone e cattive e sono descritti molto somiglianti agli esseri umani per via delle loro emozioni.

Festività

I principi di fede del culto shintō sono stati redatti dall’Associazione dei Santuari Shintō (Jinja Honchō) nel 1956. Il programma intitolato ‘Principi generali di una vita vissuta nel rispetto dei kami’ non vincola in alcun modo le varie organizzazioni shintō ma si propone di chiarire alcuni principi di fede alla base del culto.

È importante dimostrare riconoscenza ai kami per la loro benedizione e agli antenati per i benefici ottenuti; aiutare il prossimo con atti altruistici senza per questo pretendere una qualsiasi ricompensa; contribuire alla costante rinascita del mondo ed essere consapevoli che attraverso noi si dispiega la volontà dei kami.

Ciascun santuario è dedicato ad uno specifico kami che risponderà solo alle sincere preghiere dei fedeli. Quando si accede ad un tempio, si attraversa un Torii (鳥居), un ingresso speciale per gli spiriti, che marca il confine tra il mondo limitato degli esseri umani da quello infinito dei kami. Le cerimonie che si svolgono all’interno prevedono purificazioni, offerte, preghiere e danze. Una delle pratiche più importanti è lo hairei ( ) ovvero il modo formale di adorare un kami. Si avanza di fronte alla divinità, ci si inchina profondamente due volte, si battono le mani due volte, ed infine si fa un altro profondo inchino.

Nello Shintō, come abbiamo visto in precedenza, non vi sono comandamenti né regole che prescrivano cosa sia giusto e cosa non lo sia; inoltre, poiché non ne esistono testi sacri, in nessun documento è riportato che il fedele debba essere legato ad un solo culto o religione.

Grazie a questo presupposto molte altre forme religiose, come il Buddhismo e il Confucianesimo, sono riuscite a trovare una propria dimensione in questo paese. Nel caso specifico del Buddhismo, peraltro, nessuna delle due fedi tende a prevalere sull’altra, ma, al contrario, la stragrande maggioranza dei giapponesi è sia shintō che buddhista.

Sebbene molti giapponesi abbraccino entrambi i culti citati, e spesso i santuari shintō e i templi buddhisti condividano la medesima area sacra, esistono sostanziali differenze fra i due, prima tra tutte l’architettura.

I santuari shintō, denominati Jinja (神社), sono caratterizzati da un’architettura semplice e naturale, spesso in legno e paglia, priva di decorazioni superflue e sfarzosità sottolineando il concetto di ciclicità della natura. Essendo questo il luogo di riposo del kami, i jinja sono soliti essere costruiti nelle vicinanze dell’elemento naturale a cui lo spirito appartiene. Il termine giapponese per indicare un tempio buddhista è Tera ().

Al contrario dei primi, i templi buddhisti sono caratterizzati da un’architettura di stampo cinese e coreano. Anche l’uso dei materiali impiegati, legno, pietra e oro, mostrano come il tempio buddhista venisse considerato un qualcosa capace di resistere al tempo circondato da strutture complementari.

FONTE: tesi di laurea di Martina Costantini

Spero che questa descrizione non sia risultata troppo lunga e noiosa, ma al contrario vi abbia chiarito alcuni dubbi! 

Vi aspettiamo domani con un nuovo articolo firmato Nihonara! 


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