Benvenuto Autunno

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Ciao a tutti amici di Radio Nihonara!

Sentite anche voi l’autunno che si avvicina?

Molti pensano che il periodo migliore per visitre il Giappone sia la primavera (periodo perfetto per assistere alla fioritura dei ciliegi durante l’hanami); ma una stagione altrettanto bella per visitare e ammirare il Sol Levante è l’autunno.

Scopriamo insieme la magia di questa stagione!

 

Come abbiamo anticipato, in questo periodo dell’anno non si celebra l’hanami ma il momijigari (紅葉狩り), o kanpūkai; si tratta del periodo in cui, da soli o in compagnia, si va alla ricerca dei posti più belli da cui ammirare i colori dell’autunno: sfumature meravigliose, temperature miti e numerosi festival (aki matsuri 秋祭) per tutto l’arcipelago.

Il paesaggio autunnale in Giappone è particolarmente ricco di sfumature, effetti visivi di grande impatto, macchie di colori accesi e luminosi tanto da non sembrare reali... È proprio questa la magia del koyo (紅葉) ossia il cambiamento dei colori delle foglie.

Ma quand'è il periodo migliore per vedere gli alberi cambiare il loro aspetto?

Il periodo migliore varia a seconda della regione o della provincia in cui ci si trova.

Il Giappone è un arcipelago molto esteso e climaticamente diversificato, per cui la stagione del momijigari non ha una data precisa: inizia indicativamente a metà settembre in zone del nord in Hokkaido e termina a inizio dicembre in regioni più al sud.

Quali sono i luoghi perfetti per godersi questo spettacolo?

Parchi pubblici, giardini di templi e santuari, rive dei laghi, percorsi tra fiumi e montagne... sono davvero tantissimi i luoghi magici in cui ammirare la natura che cambia. Alcuni luoghi più di altri, però, sono diventati con il tempo tra i preferiti dei giapponesi e dei turisti di tutto il mondo; tra questi ritroviamo senz’altro i famosi giardini in stile giapponese.

Per secoli i giardini giapponesi si sono ispirati sotto l'influenza dei giardini cinesi, ma a partire dal Periodo Heian (平安時代, 794 - 1185) gli architetti nipponici incominciarono a sviluppare un loro stile nazionale, basati su materiali delle loro zone.

E' durante il Periodo Edo, dal XVII al XIX secolo, che il giardino giapponese ha raggiunto un suo massimo livello di perfezione, nello cosiddetto stile kaiyū shiki (回遊式庭園stile passeggiata”) caratterizzato da una grande complessità compositiva. Successivamente, a partire dalla fine del XIX secolo, i giardini giapponesi hanno iniziato a modellarsi sulle influenze occidentali.

La caratteristica basilare del giardino giapponese è la presenza costante e irrinunciabile di quattro elementi:

  • rocce ( ishi, “rocce”);
  • acqua ( mizu, "acqua");
  • vegetazione antropizzata (植栽 shokusai, “manutenzione delle piante”);
  • manufatti paesaggistici (景物 keibutsu, “elementi del paesaggio”).

Il giardino giapponese è infatti un piccolo paesaggio in miniatura, anche con stili astratti e stilizzati (come il giardino zen).

I quattro elementi, sopra elencati, sono stati individuati e riportati su un testo anonimo dell'XI secolo intitolato Sakuteiki, in cui si spiega come devono essere usati e giustapposti fra loro; le spiegazioni, anche se spesso criptiche con numerosi divieti e regole stilistiche, chiariscono che al giardino viene attribuito un doppio valore: spaziale e umano, legto alla sfera delle emozioni.

L'oro blu

La principale discriminante fra i vari stili di giardini giapponesi è la presenza o meno del secondo dei quattro elementi, ossia dell'acqua.

La difficoltà di approvvigionamento dell'acqua, in alcune località, ha infatti portato i realizzatori di giardini a optare per soluzioni che non la prevedessero affatto.

Data però l'obbligatorietà della presenza dell'acqua sancita dal Sakuteiki, gli architetti hanno studiato varie maniere creative per incorporarla metaforicamente, arrivando alla creazione dei karesansui (枯山水), ovvero giardini secchi in cui la presenza dell'acqua è rappresentata da distese di ghiaia che mimano il mare o di rocce che mimano cascate o altro, attraverso la tecnica paesaggistica del mitate (見立て imitazione”), proprio come il giardino zen.

Quanti tipi di giardini esistono? 

Esistono davvero un'infinità di stili diversi, ma tra i piùcompleti ed apprezzati possiamoricordare: 

  • Tsubo-Niwa, molto simili a giardini di piccole dimensioni nei cortili;

  • Roji, delicati giardini rustici dove si svolge la cerimonia del tè;

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  • Karesansui, giardini in roccia, luoghi di meditazione, dove l'acqua è sostituita dalla sabbia bianca in cerchi concentrici;

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  • Kaiyu-shiki-teien, dove il visitatore può seguire un percorso prestabilito da dove poter ammirare l'intero paesaggio. 

Indipendentemente dagli stili, tutti questi giardini sono accomunati dall'armonia.

L'intero spazio è progettato in maniera tale da estendere l'orizzonte visivo dell'osservatore; cosicché da dare l'illusione di uno spazio molto più esteso, anche in un giardino di piccole dimensioni.

Ogni minimo elemento, anche quello apparentemente più insignificante, ha lo scopo di ricreare il senso d'equilibrio regalato dalla natura con i suoi principali elementi, come gli alberi, l'acqua e le rocce.

Sono infatti proprio questi i tre elementi indispensabili in un giardino giapponese, ognuno con un significato bene preciso:

  • il verde degli alberi deve essere equilibrato, non eccessivo, e deve decorare l'atmosfera con le sue diverse tonalità;
  • l'acqua è simbolo di vita e deve scorrere, proprio come il sorgere e il tramontare del Sole, da est a ovest;
  • le rocce, con la loro forma rotonda e levigata, creano un'atmosfera di pace e serenità interiore. La posizione non deve essere assolutamente casuale, in quanto deve sembrare che sia lì da sempre.

Un'altra particolarità del pavimento è l'andamento della superficie stessa: quest'ultima infatti non è mai perfettamente rettilinea ma leggermente ondulata con minuscole, leggere e graziose collinette.

Scegliendo materiali di prima qualità si garantisce non solo una minor manutenzione, ma anche una maggior durabilità nel tempo. 

Il giardino zen in particolare conferisce sensazioni di calma, tranquillità e serenità, trasformandosi in un piccolo angolo in cui concedersi momenti di riposo, lontani dalle routine quotidiane e dai ritmi frenetici delle città moderne.

La pietra non rappresenta solo, come nelle antiche tradizioni, montagne e piante, ma è anche simbolo di quelli che sono tutti gli elementi del mondo naturale. Essa diventa nella cultura giapponese la materia che si oppone agli spazi vuoti, diventa icona dell'esistenza delle cose così come le percepiamo.

La disposizione delle pietre richiama soprattutto il senso di solitudine e l'incapacità dell'uomo di stabilire una relazione armoniosa con l'ambiente naturale, ma ha anche lo scopo di trasmettere un chiaro messaggio: concepire gli esseri viventi e gli oggetti proprio come singole entità. Viceversa, è possibile raggiungere armonia e pace ricercando gli spazi vuoti ed individuando i rapporti che esistono tra gli oggetti materiali.

FONTE: Wikipedia, japan.garden.co.jp

Non è venuta anche voi voglia di sdraiarvi su un prato a guardare le foglie librarsi nell'aria? 

Noi non vediamo l'ora di poter assistere a questo spettacolo nel nostro paese, e goderci la natura che nonostannte tutto continua a deliziare i nostri occhi!


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